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Guida · Parrocchie e scuole

Colloqui con i genitori stranieri: mediatore, app di traduzione e sottotitoli

Di Blink Brief · Aggiornato il  · Come nascono le pagine

Per un colloquio con genitori che capiscono poco l'italiano, chieda alla scuola un mediatore linguistico-culturale, soprattutto quando si parla di voti, orientamento o salute. Per le comunicazioni brevi, se il mediatore non c'è, si può usare la modalità Conversazione di Google Traduttore sul telefono: ognuno parla nella sua lingua e l'app legge ad alta voce la traduzione. Per un genitore che legge l'italiano meglio di come lo ascolta, i sottotitoli in tempo reale su uno schermo aiutano a seguire.

Chiedere un mediatore linguistico-culturale

Il mediatore linguistico-culturale non si limita a tradurre: conosce anche la scuola del paese di origine e aiuta a spiegare come funziona quella italiana, dal registro elettronico ai giudizi. Molte scuole lo coinvolgono nei colloqui individuali e nelle riunioni con le famiglie, di solito attraverso un servizio del comune, dell'ambito territoriale o di una cooperativa.

Il primo passo è chiedere alla segreteria o al docente referente per l'intercultura come si prenota. Quando si chiede, servono tre informazioni:

  • La lingua. Quella che il genitore parla davvero a casa, che non sempre coincide con il paese: in Marocco può essere l'arabo o una lingua berbera, in Ucraina l'ucraino o il russo. Lo si può chiedere all'alunno o al docente dell'anno prima.
  • Data, ora e durata. Con la traduzione un colloquio dura di più: conviene prenotare un tempo più lungo del solito.
  • Gli argomenti. Andamento scolastico, orientamento, salute: il mediatore può prepararsi le parole.

Parlare con Google Traduttore: la modalità Conversazione

Quando il mediatore non c'è, per un messaggio breve si può usare l'app Google Traduttore sul telefono. Su Android si apre l'app, si tocca «Traduzione Istantanea» in basso, si sceglie la modalità «Conversazione» e le due lingue. Si parla a turno: il microfono riconosce da solo quando si passa da una lingua all'altra, e la traduzione viene letta ad alta voce dall'altoparlante. «Parla» mette in pausa e fa riprendere la traduzione.

  • Frasi brevi e semplici, una cosa alla volta, senza sigle come PDP, PEI o DSA.
  • Dopo ogni frase importante, chieda al genitore di ripetere con parole sue che cosa ha capito.
  • Date, orari e documenti da portare li scriva anche su un foglio: si controllano meglio che a voce.
  • Non usi l'app per giudizi, diagnosi o questioni familiari: lì un errore di traduzione pesa troppo.

Sottotitoli di quello che dice il docente

Alcuni genitori capiscono l'italiano scritto molto meglio di quello parlato, soprattutto quando si parla veloce. In questi casi aiuta mostrare sullo schermo di un portatile, a grandi caratteri, quello che dice il docente. Lo strumento gratuito di sottotitoli in tempo reale funziona in Chrome ed Edge: scrive le parole nella stessa lingua in cui si parla, senza tradurre. Per trasformare la voce in testo il browser può inviare l'audio al servizio vocale del suo produttore.

Prima del colloquio

  1. Verificare la lingua di casa e prenotare il mediatore con qualche giorno di anticipo.
  2. Preparare due o tre punti chiari da comunicare e, se serve, i documenti da mostrare.
  3. Tenere pronto il telefono con Google Traduttore e le due lingue già scelte, per i momenti senza mediatore.
  4. Alla fine, riassumere per iscritto le cose da fare e le date, in italiano semplice.

Domande

A chi si chiede un mediatore per il colloquio?

Prima alla segreteria della scuola o al docente referente per l'intercultura. Molte scuole hanno un protocollo di accoglienza per gli alunni stranieri e si appoggiano ai servizi di mediazione del comune o di cooperative. Nomi e modalità cambiano da un territorio all'altro, quindi conviene chiedere con qualche giorno di anticipo.

Basta un'app di traduzione per il colloquio?

Per comunicazioni brevi, come un orario, un documento da portare o un'uscita didattica, sì. Per la valutazione, l'orientamento, la salute o situazioni familiari delicate, dove un equivoco pesa, serve una persona che traduca: un mediatore o un interprete.

Si può chiedere al figlio di tradurre?

Meglio di no per un colloquio vero: il figlio si trova a riferire giudizi su sé stesso e può semplificare o tacere qualcosa. Va bene per salutarsi o fissare un appuntamento, non per parlare di voti o di comportamento.

I sottotitoli in tempo reale traducono?

No. Lo strumento gratuito di sottotitoli mostra a grandi caratteri quello che si dice, nella stessa lingua. Aiuta un genitore che legge l'italiano meglio di come lo ascolta, non uno che non lo conosce.

Fonti

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